i morti in mare. uomini. donne. bambini. il filo spinato a lampedusa. i rimpatri. la questione sicurezza. i militari. le vecchie che mi chiedono soldi ogni volta che esco di casa e vado a prendere qualcosa da mangiare o parcheggio la macchina. si inventano scuse assurde ma hanno solo bisogno di mangiare, di sentirsi meno sole. l'uomo che siede di fronte a un bancomat e aspetta che qualcuno gli lasci qualche spicciolo. i controlli serrati della polizia a chiunque abbia il colore della pelle tendenziale non simile ai cappucci del ku klux klan. che cazzo me ne frega di obama. chi ci crede alla sua farsa? basta riempire le pagine anche di quotidiani come il manifesto con la sua faccia. basta davvero. i muratori dall'altra parte della strada che litigano fra di loro perchè alcuni, da quanto ho capito, vengono dalle agenzie interinali. li si sente. si spingono. li guardo dalla finestra. la guerra fra poveri. qui all'estero. italiani, slavi, tedeschi, africani di tutte le etnie, si fanno la guerra fra loro. i tossici al parco sdraiati su un palco che nessuno smonterà. il calcio che accomuna tutti. e sembra l'unica salvezza. il calcio. l'auto nuova. i vecchi seduti alle slot machine del casinò. li vedo entrare e giocarsi tutto. dietro l'apparenza di questo stato, la povertà. a lugano si stimano 900 senza casa. ho visto una bella fila fuori dalla mensa dei poveri. ticinesi e non. li guardi. e o spacchi tutto oppure covi la rabbia. il meeting di cielle. chi se ne frega di che fine fa l'unità. chi se ne frega davvero. c'è mai stata una sola ragione per leggerla? le casse malati che ti prosciugano. e tanti preferiscono non curarsi per non ridursi sul lastrico. nient'altro. che cos'altro dire?
qui sotto ci sono alcuni video che potete cercarvi, così tanto per deprimervi. mi stanno aiutando in quello che sto facendo. Batcat, se qualcuno ha lo stomaco debole, non cercatelo.
batcat - welcome, ghosts - your hand in mine - so long, lonesome (quello con gli oggetti gonfiabili) - the only momente we were alone - rena
sfogo la mia rabbia vedendo alcune di quelle canzoni dal vivo.
esplosions in the sky.
la colonna sonora dei miei giorni.
non solo di questi.
INVITO ALL'EVENTO:
Cosa: Brainstorming 2008 - Fortezza Vecchia (Livorno)
Quando: 5 e 6 settembre 2008
Chi: Mielenero, Lisa Massei espone i suoi quadri e partecipa al live painting!
Dove: Fortezza Vecchia (Livorno)
INGRESSO GRATUITO
Durante le due serate esposizione di foto, quadri, installazioni, spettacoli di danza e teatro e musica dal vivo!
Info: http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=235850846
Come arrivare: http://maps.google.it/maps?hl=it&tab=wl
Lisa Massei - Mielenero
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http://www.mielenero.eu
http://www.myspace.com/mielenero
: nota di servizio: se qualcuno desidera qualche copia di Wrong, può scrivermi. (12 euro per libro+spedizione+sorprese)
Ho uno strano legame con la morte, la malattia. I miei genitori spesso me lo fanno pesare. Ci sono state profonde incomprensioni anche con mia sorella. Con i miei parenti. Quando mio padre fu ricoverato all'ospedale, i dottori, le infermiere e i parenti degli altri ricoverati avevano gli sguardi ostili, pieni di cattiveria, stupiti dal mio atteggiamento così freddo o disteso. Ho cercato di spiegare come la vivo. Come affronto queste situazioni. Dopo un po' le lacrime mi stancano. Le capisco ma non fanno per me. Le tragedie accadono, certe volte siamo noi stessi a cercarle, a pretenderle. Non voglio sparare le solite stronzate che la vita è un ciclo, eccetera. Ma è anche così. La morte deve accadere. Cos'altro deve succedere? Conservo il ricordo di mio zio all'istituto tumori a milano alla fine degli anni '90 (gli avevano appena tolto un polmone e sarebbe morto dopo un mese per delle complicazioni che lo portarono ad un coma da cui non si risvegliò mai più) che ride, scherza con gli altri due pazienti. Prima dei suoi fratelli, degli altri suoi nipoti, sono stato il primo a sapere che aveva un tumore. Telefonò a casa, non trovò mio padre e me ne parlò. Aveva la voce tremante, roca, come non l'aveva mai avuta. Un brivido mi corse lungo la schiena. Mi disse di non dirlo a mio padre che ci avrebbe pensato lui. Passai un pomeriggio di sofferenza, non riuscivo a studiare, eppure, eppure passò. Quel suo sorriso quando entrai dalla porta era vita e morte. Immagino la sofferenza di lasciare tre bambini piccoli, una giovane moglie, i fratelli, la madre, eppure è andata così. Va così. Io non so se sia anche per le mie esperienze, per quello che ho vissuto, per il mio risveglio, due volte è successo: uno si sveglia, apre gli occhi e ci sono dottori che ti guardano, i genitori furiosi che ti vorrebbero che ti vorrebbero loro uccidere, un'infermiera angelica che mi portò al bagno, che mi parlò delle sue vacanze. Me la ricordo ancora. Sono sempre rimasto affascinato da quei film americani dove alla fine della cerimonia funebre c'è questo rinfresco in cui la gente si ubriaca, cerca di somatizzare la perdita.
Non so se mi sono spiegato. Forse ho solo cercato di spiegarlo a me stesso, visto in questi giorni, questa situazione sta entrando nella mia vita, in maniera apparentemente indiretta. La malattia corrode non solo il malato ma tutti quelli che gli stanno intorno. Mia madre si è spaccata lo stomaco per quello è successo in quegli anni. Mio padre si è distrutto il fisico durante l'assistenza a sua madre.
Quindi lo dico con durezza a tutti coloro che non fanno che piangere come nelle telenovelas, lamentarsi, darti le carezze, continuare a telefonare per chiedere come stai, qualche novità, a tutti coloro che cercano di risolvere questioni proprio nel periodo della malattia, ai preti che dipingono santi anche dove non esistono, ai parenti che non sai nemmeno chi sono, alle imprese funebri che ti prosciugano il portafoglio, ai dottori che ti prendono per il culo e quando gli chiedi di spiegarti che cazzo ha tuo padre, tua moglie, tuo figlio ti sorridono e ricominciano con l'enciclopedia, a tutti quelli che vivono la malattia come una colpa, a tutti loro dico: Vaffanculo!


"Le persone che noi, giovani scrittori e solitari in estasi, studiamo più approfonditamente, per cui proviamo la più intensa compassione ed empatia, sono, in virtù di un talento per la finta disinvoltura, in grado di sostenere gli sguadi della gente. Mentre noi, nel tentativo disperato di mostrare nonchalance, siamo figure inquietanti che sudano sulla metropolitana."
"Un paio di cose della tv americana potenzialmente magnifiche per gli scrittori americani si intuiscono subito. 1°, la televisione fa al posto nostro un sacco della nostra ricerca predatoria sugli umani. Gli esseri umani americani sono mucchi di creature viscide e proteiformi nella vita reale, terribilmente difficili da trattare secondo un modello universale. Ma la televisione è già equipaggiata con gli strumenti necessari. E' un'incredibile sistema di misurazione del generico. Se vogliamo sapere qual è la normalità americana - cioè cosa gli americani considerino "normale" - possiamo contare sulla televisione. Perchè l'assoluta raison d'etre della televisione è riflettere ciò che la gente desidera vedere. E' uno specchio. Non lo specchio stendhaliano che riflette il cielo blu e le pozzanghere fangose. Ma più qualcosa simile allo specchio del bagno con la luce sopra, davannti al quale i quindicenni si ispezionano i bicipiti e decidono qual è il loro profilo migliore. Questa specie di finestra sulla nevrotica percezione di sè degli americani ha un valore semplicemente inestimabile per gli scrittori. E gli scrittori possono confidare sulla televisione. Ci sono un mucchio di soldi in ballo, dopo tutto; e la televisione ha a disposizione i migliori esperti di demografia che la sociologia applicata possa offrire, e questi ricercatori sono in grado di determinare esattamente che cosa sono, vogliono, vedono gli americani degli anni '90 - quale immagine noi, in quanto Pubblico, vogliamo avere di noi stessi. La televisione ha a che fare in tutto e per tutto con il desiderio. E, letteralmente parlando, se gli scrittori si nutrono delle vicende umane, il desiderio non è altro che lo zucchero. La 2° cosa che sembra magnifica è che la televisione è proprio una manna dal cielo per quella sottospecie di umani che ama guardare la gente ma odia essere guardata perchè lo schermo televisivo permette un accesso a senso unico. Una valvola a sfera applicata alla psiche. Noi possiamo vedere Loro; Loro non possono vedere Noi. E noi possiamo rilassarci, mentre bramosamente guardiamo, senza essere visti. Credo che sia questa la ragione per cui la televisione attrae così tanto le persone sole. I confinati volontari. Ogni essere umano solo che conosco guarda la Tv molto di più delle 6 ore al giorno dell'americano medio. Chi è solo, come chi fa lo scrittore, ama guardare a senso unico. Perchè le persone sole in genere non sono sole per ripugnanti deformità o perchè puzzano o perchè sono sgradevoli - del resto oggi esistono gruppi di assistenza e di reinserimento per le persone con queste precise caratteristiche. Le persone sole tendono invece a restare sole perchè rifiutano di sostenere i costi psicologici richiesti dal vivere in mezzo agli altri esseri umani. Sono allergici alle persone. Le persone hanno su di loro effetti troppo profondi. Chiamiamo per esempio la persona sola media americana Joe Valigetta. Joe Valigetta prova paura e disgusto per lo stress dovuto alla particolare forma di paranoia che sembra coglierlo ogni volta che altri esseri umani reali stanno nei paraggi, a fissarlo, con le loro antennine sensibili tutte ritte. Joe V. ha paura dell'impressione che può fare a chi lo guarda. Sceglie di chiamarsi fuori dallo stressantissimo gioco delle apparenze in cui gli americani si accaniscono come in un partita a poker. Ma le persone sole, a casa, senza nessuno, desiderano comunque visioni e scene a cui assistere, desiderano compagnia. E dunque la Televisione. Joe può stare a fissare Loro sullo schermo, ma Loro non possono vedere Joe. E' qualcosa di simile al voyeurismo. Conosco persone sole che considerano la televisione come un vero e proprio deus ex machina per voyeur. E buona parte della critica, quella critica davvero idrofoba, che, più che dirigersi, si spruzza contro network, pubblicità e pubblico allo stesso tempo, ha a che fare con l'accusa che la televisione ci abbia trasformati in una nazione di guardoni sudanti e sbavanti. Quest'accusa si rivela falsa, ma è falsa per ragioni interessanti. L'essenza del voyeurismo classico è spiare, cioè guardare chi non sa che siete lì mentre è impegnato nelle picocle faccende banali ma cariche di erotismo della vita privata. E' interessante che il voyeurismo classico implichi così tanto la mediazione di una lastra di vetro, la finestra, il telescopio, ecc. Forse la lastra di vetro è la ragione per cui si è così tentati di fare un'analogia con la televisione. Ma guardare la televisione è effettivamente diverso dall'autentico voyeurismo. Perchè le persone che noi ci mettiamo a guardare attraverso lo schermo di vetro della tv non sono davvero inconsapevoli del fatto che qualcuno li stia guardando; e in verità si tratta di un'intera folla di qualcuni. In realtà la gente che sta in televisionesa che è in virtù di questa folla davvero enorme di anonimi guardoni che loro stanno sullo schermo impegnati in insolite performance di pessimo gusto. La televisione non permette di spiare veramente perchè la televisione è esibizione, spettacolo, il che per definizione richiede un pubblico. In questo caso non affatto dei guardoni. Siamo semplici spettatori. Noi siamo l'Audience, siamo sproporzionatamente tanti, anche se la maggior parte delle volte stiamo da soli a guardare: E Unibus Pluram."
"Ho sostenuto - finora solo in termini vaghi - che ciò che rende l'egemonia della tv così resistente alle critiche della nuova narrativa d'immagine è che la tv ha adottato totalmente le forme tipiche della stessa cinica, irriverente, ironica, paradossale letteratura del dopoguerra che gli immaginisti usano come canone. Il fatto è che il riutilizzo, da parte della tv, dell'ironia postmoderna è diventato di fatto una soluzione ispirata al problema del tenere Joe al tempo stesso estraneo a e parte di quella folla di milioni di occhi. La soluzione comportava un passaggio graduale dall'ipersincerità a una specie di irriverenza monellesca nella Grande Faccia che la tv ci mostra. Questo a sua volta rifletteva un cambiamento più vasto della percezione del pubblico americano rispetto ai meccanismi dell'arte un pssaggio dal considerare l'arte una maniera creativa di esemplificare valori reali al considerarla una maniera creativa di rifiutare falsi valori. E questo cambiamento più vasto, a sua volta, andava di pari passo sia con lo sviluppo dell'estetica postmoderna, sia con altre profonde e serie trasformazioni nel mondo in cui noi americani stavamo scegliendo di considerare concetti come l'autorità, la sincerità, la passione in relazione alla nostra disponibilità a lasciarci compiacere. Non solo la sincerità e la passione adesso sono passate di moda, televisivamente parlando, ma l'idea stessa di piacere è stata privata di senso. Come afferma Mark C. Miller, oggi la televisione "non richiede più la nostra attenzione estatica e la nostra sincera approvazione, ma di fatto - come le pubblicità che la sovvenzionano - ci lusinga per mezzo della stessa noia e sfiducia che suscita in noi."

"La verità è che non ho ucciso l'assistente sociale, ma mi fa piacere che qualcuno l'abbia fatto. Lei era il mio unico legame con gli ultimi dieci anni. Era l'ultima cosa che mi teneva legato al mio passato. La verità è che puoi essere reso orfano ancora e ancora e ancora. E la verità è che lo sarai. E il segreto è che ogni volta farà sempre meno male, fino al punto in cui non sentirai più nulla. In questo potete credermi. Con lei lì stesa e morta dopo dieci anni di colloqui a cuore aperto ogni settimana, il mio primo pensiero è stato, ecco un'altra buona ragione per rimettermi in piedi" (Survivor, C. P.)
una piccola citazione per darsi la buona giornata.
e sospirare.
uno sfoglia i giornali, assiste allo spettacolini dei tg, sente la notizia dei dipendenti di Trenitalia licenziati...tutti applaudono per la cacciata dei fannulloni...poi va a vedere cos'è successo veramente...e dici, ma i giornalisti, la gente, il caporeparto stesso che è andato subito a fare rapporto (ho un amico che lavora in ferrovia e non potete immaginare gli orari che fa solo per farsi trovare pronto alla partenza del treno e l'ora di ritorno quando il suo turno è finito...praticamente una giornata intera...ma sì privatizziamo, tutto privato, forza che poi creperete più in fretta!), sono tutti dei così grandi coglioni?
cos'altro dire?
come la gestione del conflitto scoppiato nel Caucaso. bisogna per forza schierarsi dalla parte di qualcuno. quel qualcuno è variabile ad ogni giro. come al casinò. I Russi sono degli assassini. No sono i Georgiani. No, sono gli osseti. eccetera. eccetera. Se penso che si è bombardata la Serbia per permettere la secessione del Kosovo, si è applaudita la Russia per quanto faceva in Cecenia. C'era Saddam. Bin Laden......e la lista è infinita.
coi giornalisti sempre più servi.
si parla di stampa libera. non mi piacciono i martiri dell'informazione che si sono battuti in questi anni...non mi stanno proprio simpatici...per niente.
bisognerebbe ragionare su cosa significhino libertà, dignità, attenzione.
la ragazza abbandonata in quella cella, l'iracheno morto a L'Aquila.
e tutti sventolano sempre più manette. un mondo di manette. ieri sera nel documentario di Michael Moore (un altro che tutti adorano...e che mi lascia spessissimo perplesso) c'era proprio un appunto sul lavoro in carcere...costano poco i detenuti...e mostrava i detenuti che rispondono alle prenotazioni aeree...che telefonano a casa per offrirti un nuovo pacchetto telefonico...che confezionano vestiti...che assemblano computer....e credo che ci sia tanta gente che ci vede un gran bene in questa cosa.
oggi son particolarmente incazzato.
spegnete tutto.
fatevi un bel giro.
sedetevi, sceglietevi una zona tranquilla. respirate. e provate a chiedervi in che cazzo di mondo viviamo.
vi infilarenno un iphone in bocca. se già non ce l'avete.
saluti.
www.myspace.com/onthecamperrecords
...qui sotto troverete alcune immagini...Michel Houellebecq...disegni tratti dal diario di James Kochalka...immagini di un film molto interessante (con anche il regista)...Daytime Drinking....(di una poesia vera).....l'incontro con Houellebecq è stato bello...intenso...si potrebbero fare mille discussioni sulle sue pose...su come sia indisponente...sul cane che si è portato dietro...su questa autocelebrazione continua...sulla "grandeur" presuntuosa che l'ha portato a girare un film da La possibilità di un'isola che è una catastrofe di film....davvero poca cosa....eppure....eppure quando parla...i suoi ragionamenti...le sue frasi...le sue paure...mi hanno fatto venire un groppo in gola...nel documentario si vede lui in macchina che fuma e risponde alle domande...si parla di fine...di letteratura...di scienza....di fantascienza....di spia...e osservatore...e quelle pause che si prende fra una frase e l'altra....accidenti.....
il rapporto fra letteratura e cinema è alquanto difficile....e forse il film tratto da Choke è migliore proprio perchè i libri di Palahniuk sono molto cinematografici...e hanno aiutato certamente il regista...
poi se ci si mette un autore pessimo come Baricco, il film non può essere che una cagata pazzesca...lì la presunzione non diventa mai debolezza a differenza di Houellebecq...in Baricco c'è una certezza dei propri mezzzi...quando parla sembra proprio convinto delle stronzate che dice......e lo è...per quello che fa proprio cagare....
per il resto il festival è pieno di gente che non mi piace....tutti affamati di discussioni...citazioni....tavolini del bar....noi ce ne siamo stati al coperto...invisibili o quasi...lontano da ogni cosa...sfruttando le possibilità che esistono...di starsene lontani....





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